“Ci sono amori che finiscono, ma non finiscono mai”… Recensione del romanzo ”Mi prometto il mare” di Riccardo Bertoldi

Per tutta la vita ti convinci di aver fatto la cosa giusta scegliendo la strada che pensi sia la migliore,quella della stabilità e della razionalità, poi un giorno il tuo “amore vero” torna dal passato e ti rendi conto di aver sbagliato tutto e che ti meritavi un amore fatto di emozioni,di empatia,di chimica, un sentimento di pancia,un amore “all’altezza del cuore che hai”…Hai vissuto anche gli anni più felici con la strana sensazione di esserti lasciata indietro qualcosa e che quel qualcosa fosse il pezzo di puzzle mancante,l’incastro giusto…E anche se provi ad ignorare tutto questo per anni,prima o poi,la vita ti presenta il conto.É quello che è successo a Sofia,fuggita quando era ragazzina da quell’amore “vero” e arrivata alla soglia dei quarant’anni con quell’amore “giusto” ,che adesso le ha spezzato il cuore facendole crollare il mondo addosso. Solo in quel momento si rende conto di aver perso di vista se stessa,i suoi sogni, ciò che veramente la faceva sentire viva…Un amore come quello scoppiato vent’anni prima con Enea,di quelli magici ma tormentati,che si perdono e si ritrovano,che attraversano gli anni senza mai sfiorarsi se non con il pensiero ma che inevitabilmente tornano prepotentemente per piombarti addosso,perché in fondo non se ne sono mai andati…E se fosse arrivato il momento di viverlo quell’amore tanto sconsiderato quanto autentico? Un’opera ricca di sentimento, travolgente,romantica ma per niente smielata, una storia autentica,che fa comprendere l’importanza di ascoltarsi dentro per non avere mai rimpianti,di promettersi il meglio.Una storia di speranza,quella di ritrovarsi e rinascere,che nessuno dovrebbe mai perdere.E alla fine poco conta se la vita un giorno ti lancerà in faccia un esito che non ti saresti mai aspettata,perché in fondo,anche se magari per un tempo minore di quello che avresti desiderato,sei riuscita ad assaporare il vero gusto della felicità.

Il Filo conduttore di questo bellissimo e intenso romanzo è l’amore e in particolare la distinzione fra due tipi di amore che la maggior parte degli individui su questa terra ha incontrato nel corso della propria vita, l’amore “giusto” e quello “vero” . Il primo è quello che ti regala stabilità, concretezza, quello con il quale non ti senti mai sulle spine, in tensione, che non ti dà alcun pensiero, affidabile, sicuro. Il secondo invece è quello che ti fa andare il cuore in gola ogni volta che la mente conduce il pensiero verso di esso, quello folle, sconsiderato, quello che parte dalla pancia, quello che ti scorre nelle vene, magari non convenzionale ma dannatamente viscerale. Con il primo magari si costruisce, col secondo si ha una profonda e intensa affinità sia fisica che elettiva. Il primo è la persona che si ama, il secondo quella con cui vivremo un eterno innamoramento. Non c’è un ordine cronologico in cui vivere questi due tipi di amore e nemmeno un’età precisa, ciò che è certo è che con il primo potrai anche trascorrere una vita intera perché sai essere o ti convinci che sia la cosa giusta da fare, ma il secondo non lo scorderai mai, lo porterai sempre dentro come un pugno nello stomaco. Ma poi alla fine, chi è che stabilisce cosa è corretto o meno fare, ma soprattutto, chi lo ha detto che passare un’esistenza intera al fianco di quell’amore “giusto” rimpiangendo quello “vero” sia la cosa più giusta e sensata da fare? È davvero così necessaria la stabilità a discapito del brivido della passione? È veramente più importante essere sereni e stabili piuttosto che essere felici e costantemente emozionati? Come per tutte le facce di quel fantomatico sentimento tanto desiderato quanto dannato chiamato amore, non c’è una regola fissa uguale per tutti, ogni dettaglio va misurato in base alle circostanze e alle singole persone, ciò che è certo è che scegliere la strada della sicurezza non è sempre l’opzione più giusta, perché, anche se a volte non è facile e si ha timore nell’agire d’istinto, l’unico che ci può dare le certezze che desideriamo è proprio il nostro cuore. Nessun amore “giusto” può darci le sicurezze che possiamo apprendere ascoltando il nostro cuore. Sofia, la protagonista del romanzo di cui ho parlato, lascia quell’amore vero, che nel suo caso era un legame di gioventù, Enea, e si ritrova a vivere e costruire per anni con il suo amore giusto, Edoardo; con quest’ultimo sarà felice per molto tempo però vivrà con la sensazione di aver lasciato indietro il suo pezzo di puzzle mancante. Quando scoprirà che Edoardo l’ha tradita, quel suo amore giusto, con il quale si sentiva al sicuro e che non avrebbe mai immaginato potesse ferirla a tal punto, tutte le certezze che erano una conseguenza di quella relazione, andranno in frantumi e il destino metterà di nuovo sulla sua strada Enea, con il quale riprenderà la relazione proprio da dove l’avevano lasciata vent’anni prima, con gli stessi brividi e battiti accelerati ma con maggiore maturità e consapevolezza. 

Quando due persone sono destinate a stare insieme o ad essere in qualche modo connesse, non importa quanto tempo potrà passare, il destino prima o poi le farà ritrovare.

Nel caso dei protagonisti del romanzo c’è stato un evento scatenante a fare da galeotto, ma se non fosse accaduto niente di quello che è successo nel corso dell’opera, come sarebbe andata tra Sofia e Edoardo? E fra lei e Enea? Sofia avrebbe continuato a vivere la sua vita serena e stabile lasciando il suo grande amore nel cassetto del passato, incoronandolo come suo ricordo più bello? Oppure presto o tardi avrebbe trovato il coraggio di cercarlo? E cosa sarebbe stato più giusto per lei? Rimanere nella sua vita tranquilla tentando di soffocare il rimpianto oppure stravolgere tutto e tentare di ritrovare quella metà di cuore per incastrarlo di nuovo con lei? Secondo voi, vivere quell’amore vero, significa inevitabilmente condannarlo alla routine e farlo diventare come tutti gli altri strappandogli via il primato del sentimento folle e pieno di emozioni perché interrotto troppo presto oppure se è vero amore il rischio non sussiste perché a differenza delle altre relazioni anonime o sbagliate il sentimento e l’affinità sono più forti di qualunque altro fattore? Forse l’unico modo per mantenerlo perfetto e autentico è far sì che rimanga intonso nel nostro immaginario? Oppure viverlo è la scelta migliore? Ma soprattutto, per voi esiste davvero questa distinzione fra “giusto” e “vero” oppure si possono trovare persone che incarnano entrambe le caratteristiche? Stavolta vi lascio queste domande aperte, perché neanche io saprei dare una risposta che sia corretta e universale per tutti, senz’altro dipende dalle persone coinvolte, perché non tutti sono fatti per vivere la medesima tipologia di amore e anche dal livello di sentimento che c’è fra loro, ma non mi sbilancero’ oltre con una mia opinione personale, attenderò le vostre: l’unica cosa che posso affermare da inguaribile romantica è che è bello pensare che ci sia, proprio come nel romanzo “Mi prometto il mare” per ognuno di noi una persona, “quella persona” che possa essere diversa da tutte le altre, un amore tale da riuscire a sovvertire tutti gli scontati passaggi delle relazioni medie. 

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